lunedì 2 marzo 2015

Continuum



Delle mie scomparse e dei miei ritorni inutile starne oramai a parlare; ho un continuum tutto mio particolare, e così sia. Si riprende quindi come se nulla fosse, come se non fosse successo nulla. E, infatti, come sempre, tutto succede e niente accade, al tempo stesso. 

Finalmente alle soglie della primavera, il Treggia's Blog torna con le margheritine e col suo accidentatissimo continuum (che, forse, sarebbe meglio chiamare discontinuum). Lo fa col muso leggermente incavolato di una vetturetta che, a modo suo, ha fatto la storia: l'Autobianchi A112.


In quanto mezzo meccanico, un'automobile non dovrebbe avere alcuna distinzione di genere; la realtà, come sovente accade, è differente. L'A112 è sempre stata donna. Aveva in ragazze, donne e signore anziane il suo "pubblico", in tempi in cui le utilitarie facevano le utilitarie. Difficile incontrare un'A112 in mano a un maschietto, come era difficile, che so io, vedere una 500 Giardinetta in mano a una femminuccia; l'unica vera utilitaria unisex era la 500, e per il resto c'erano invece decise preferenze. Va da sé, ad esempio, che la mia attempata professoressa di matematica delle medie, la Bensi, aveva una A112. Bianca e con pochissimi chilometri. L'unico essere umano, la Bensi, che sia riuscita, per un periodo, a farmi amare la matematica; un ricordo è d'obbligo, visto che oramai è da tempo nel mondo dei più assieme alla sua A112 (targata FI 71 e qualcosa).


Questa qua, invece, è più antica. Secondo il Bollonet dell'ACI è stata immatricolata il 24 novembre 1971; ma non si tratta, comunque, di uno dei primi esemplari. Appartiene, certo, al primo periodo "classico" della vetturetta, prima delle varie versioni che andarono avanti fino al 1986; ma la A112 nacque nel 1969.

Narrano le historie che la sua nascita dovéttesi allo "strapotere" che, su una certa fetta di mercato, esercitava allora l'Inglesina, la Mini Minor prodotta in Italia dalla Innocenti e che si era accattivata larga fetta del mercato giovanile in quegli anni in cui tutto era giovane. La Autobianchi, già allora nel gruppo FIAT, rispose con il "Progetto X12" studiato nientepopodimeno che da Dante Giacosa. E fu un successone, anche se il mercato rispose in modo un po' inatteso.

Fu, da subito, auto da donne. Spesso neopatentate e effettivamente giovincelle (ma non necessariamente), ma irrompendo anche nel cuore delle zie e, a volte, delle nonne. Carina, il giusto elegantina e il giusto aggressiva, assolutamente non impiegatizia (il rag. Fantozzi continuava a andare sulla Bianchina, per intenderci), maneggevole, facile da mandare. I giovinotti continuarono, insomma, a andare sulle Mini Minor, che non conobbero flessione; la A112 occupava invece un'altra fetta di preferenze.

Che cosa abbinarle? Beh, forse non c'entrerà un gran ché, a parte il periodo. Però è quel che m'è venuto a mente scrivendo questo post di riattivazione del continuum del TB; e, come si sa, sono aduso a seguire le mie impressioni. Torniamo quindi indietro al 1965, quando ancora la A112 era di là dal venire, e ai Ribelli che, presentati da Adriano Celentano, cantano La ragazza del Clan, sulla quale era stato imbastito un "mistero" che, anni dopo, sarebbe stato definito strategia di marketing. La ragazza del Clan, per la cronaca, si chiamava Milena Cantù, e non mancò di suscitare qualche piccola gelosia da parte della storica consorte celentanesca, la Claudia Mori. A112 o non A112, il vs. Treggista Preferito® non cessa di riportarvi indietro, sappiatelo.