lunedì 31 agosto 2009

Elbatregg' '09 (2): Mehari all'invasione!





Premessa. Mi devo scusare con gli impareggiabili, innumerevoli & insondabili frequentatori del Treggia's Blog per essere nuovamente scomparso per una settimanetta; il fatto è che non c'è nemmeno un motivo particolare. O forse ce ne sono tanti, chissà. È il bello delle passioni, quelle vere: non hanno alcuna regolarità, non sono "testate giornalistiche". A volte sembrano andare in letargo, per un certo periodo; poi, un bel giorno, rieccole. Del resto, la passione per le vecchie automobili è stata, dentro di me, in letargo per tutta una vita finché, il 1° giugno 2009...ma come premessa sta diventando già troppo lunga. Dunque, dicevamo, in agosto all'Isola d'Elba...

...si è verificata un'autentica invasione di Mehari. Ma no, non temete, l'isola non è stata invasa da orde di cammellieri, bensì di quelle curiose spiaggine che la Citroën tirò fuori alcuni anni fa, in pieni anni '70. Anzi, per essere precisi, nel 1968. Data fatidica, insomma.

Era, in pratica, una 2CV. Una Dedeuche da spiaggia nell'epoca dei falò, del sesso libero e dell'autostop. Del tutto spartana come sua zia, raggiungeva a malapena i 100 kmh e, soprattutto, era realizzata interamente in acrilonitrile butadiene stirene, più noto come ABS. In pratica: era di plastica. Come i modellini Norev, peraltro francesi pure loro. Ti veniva la voglia, quando ne vedevi una, di mettertici a giocare facendo brum brum; voglia che, lo confesso, mi piglia ancora. Specialmente quando mi ritrovo, in un agosto sull'Isola, a vederne dovunque. Come se tutte le Mehari superstiti si fossero date appuntamento. A proposito: dello stesso materiale della Mehari sembra siano fatte anche le mazze da golf e i flauti dolci, vale a dire i biechi "pifferi" che gli insegnanti di musica delle scuole medie facevano comprare ai ragazzi e che, invariabilmente, finivano a impolverarsi nelle cantine. Non solo: dello stesso ABS sono generalmente fatti anche i mattoncini del Lego. E, in effetti, le macchinine fatte col Lego non sono poi così dissimili dalla Mehari...

Una macchinina nata, quindi, per essere simpatica. E simpatica lo era e lo è tuttora, specie quando se ne vede una di quel bel colore da aranciata chimica, 99,5% di additivi e 0,5% di succo finto; riporta alla mente ragazze che montano sopra, chitarre, qualche spruzzata di revolución e tant'altre cose che lasciamo stare. Certo, aveva anche qualche piccolo inconveniente. Proprio all'Elba, tanti anni fa, ne vidi una verso Fetovaia. Completamente bruciata. Erano rimaste solo le intelaiature di metallo, mentre la plastichina s'era totalmente dissolta (con la speranza, ovviamente, che non avesse dissolto anche i passeggeri). Pesava soltanto 475 kg, e quando ne fecero la versione 4x4 ci potevi salire anche sulle mulattiere del Grossglöckner. Se però volavi di sotto e pigliava fuoco, adieu mon gars.

Per la sua stessa natura, nelle città se ne vedono pochissime oramai. I proprietari le ritirano fuori per le vacanze, e quest'anno l'Elba dev'essere stata una meta prediletta dai meharisti di tutta Italia; ma quando ho scattato questa prima foto, sulla piazzetta del Poggio, ancora non lo sapevo. Nei giorni successivi è stato poi un delirio di Mehari, tanto che a un certo punto ho deciso di non fotografarle più per non far diventare questo il Mehareggia Blog. Ce n'erano, peraltro, di interessanti; ma un po' di metodo, poffarbacco, ci vuole.

Nota. Curioso destino ebbe in Francia questa macchinetta da vita "on the road" (on the road nei paesi caldi, va da sé: in Norvegia sembra che non ne abbiano vendute molte). Per le sue caratteristiche fu infatti adottata dall'esercito, e ne fu realizzata una versione "militare" che fu detta, appunto, Méhari Armée. Il che si potrebbe intendere, in francese, sia come "Mehari Esercito", sia come "Mehari Armata". Non cambia la sostanza, ovviamente. Proprio quando te la vedevi con le sue suggestioni antimilitariste da vita libera e senza regole, pàff, ecco i militari che te la prendono.