mercoledì 29 ottobre 2014

Spot 2



La si era intravista anche nel post precedente: quella mattina di gennaio al Piazzale, come dire, si dovevano essere date appuntamento, queste sophisticated ladies di Giuliette Spider 1600. Un concentrato di classicità: quella rossa fiammante e quella grigia (ma con gli interni rossi: l'accoppiata tra grigio e rosso è un simbolo degli anni '50 e '60, la si vedeva anche sulle utilitarie come la 500 e la 600 e fa ancora, va detto, un grosso effetto cromatico).


Se la Rossa ancora doveva fare, all'epoca, i suoi cinquant'anni, la Grigia li aveva invece già compiuti: è stata immatricolata il 1° aprile 1963. Ha qualche mese più di me, insomma, e difendo la categoria. Una signora della mia età in queste condizioni, come dire, fa letteralmente scomparire la povera pischellina del cavolo. Non c'è nulla da fare. Ne avete ancora di strada da fare, giovincelle.


"...et la petite pisseuse d'en face peut bien aller se rhabiller", cantava tonton Georges, vale a dire Georges Brassens, a proposito del suo amore d'una vita. Così, a commento di questo post, penso che Saturne ci stia proprio bene: Je sais par cœur toutes tes graces, et pour me le faire oublier, il faudra que Saturne en fasse de tour d'horloge, de sablier... E così, le macchinette di ora, pure le Giuliette marchionnate e computerizzate, ne avranno da macinarne di chilometri, di anni e di spottini pubblicitari del cavolo. Poerallòro!

Spot 1



In questi giorni la si rivede spesso in tivvù, la Giulietta Spider 1600. La si rivede in uno spot pubblicitario della sua presunta bisnipote, che pure si chiama Giulietta e che pure andrebbe sotto il nome di Alfa Romeo; ma sarebbe bene non farsi ingannare troppo, sebbene la Giulietta bisnipote non sia, tra le macchine attuali, certamente quella più disprezzabile. Solo, non è un'Alfa Romeo. E' una Fiat, anzi una "FCA". Roba di Marchionne & Co. con sede in Olanda e CDA a Londra. Pussa vìa, insomma. Fate pure lo spot dove si vede la nuova Giulietta che procede su una strada panoramica (mai che gli spot di certe macchine li girino sulla Cristoforo Colombo all'ora di punta...) precedendo leggermente quella vecchia, che invece era un'Alfa Romeo per davvero. Di proprietà pubblica e impareggiabile. Questa qui, insomma.


Ogni tanto, lo confesso, ci vado anch'io al Piazzale Michelangiolo dove i proprietari di auto d'epoca vanno assai spesso a esibire i propri tesori. Nulla di sbagliato; solo che il Treggista Militante®, come sapete, ha parecchio in uggia la stessa definizione di auto d'epoca perché la sua epoca è il presente nel quale cerca auto del passato ancora circolanti nella quotidianità. Quella del Piazzale non è mai quotidianità: è una giratina fatta ogni tanto per far vedere il capolavoro al pòpolo che resta lì a ammirare bouche bée. Per il resto, queste macchine se ne restano ne' garagi e ne escono solo per qualche raduno; lo si vede anche dallo stato in cui si trovano. Sulla carrozzeria di questa macchina, un eventuale granello di polvere deve fare la stessa figura della famosa particella di sodio nell'acqua Lete ("....c'è nessunooooo....?")


Se passandoci mi ci ritrovo, però, è giocoforza fare un paio di foto. Comunque sia, queste sono macchine straordinarie (altro che "spot"...). La qui presente, rossa fiammante e coi due proprietari a bordo ben imbacuccati (le foto sono del gennaio scorso) è stata immatricolata il 27 febbraio 1964; all'epoca delle foto, insomma, le mancava poco più di un mese a compiere cinquant'anni, ma ora li ha fatti tutti quanti. Sul suo aspetto, cos'altro dire? 


Ne passeranno di marchiònni e di spottini pubblicitari prima che si torni a certi livelli; anzi, temo che il creativo che ha escogitato lo spot non si sia reso conto che, chi lo guarda, probabilmente si cura assai poco della Giulietta bisnipote e guarda invece la nonna. Per forza.


Giunti al commento musicale, ho scelto stavolta un brano che, per strani accidenti del destino, rappresenta per il sottoscritto un ricordo, seppur oramai lontanissimo, del tutto particolare. Credo che comunque, al di là di che cosa mi riporta alla mente, si attagli pienamente a questa autovettura pressoché inarrivabile.

domenica 26 ottobre 2014

Primo soccorso dal 1346




All'annuale Festa Rossa, organizzata nel mese di agosto da quel che resta dell'estrema sinistra nel comune di Lari (Pisa), e con tanto di Renato Curcio che presenta un suo libro (peraltro parecchio bello), quantomeno ci si aspetterebbe che il presidio di pronto soccorso fosse affidato alla Pubblica Assistenza Giuseppe Stalin o all'Associazione Volontari del Soccorso Lokomotiv Stella Rossa; e invece no. Poiché siamo in quello strano posto che va da qualche tempo sotto il nome di "Toscana", ecco spuntare, in mezzo a falci & martelli, effigi del Che Guevara e scritti di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, la Misericordia di Lari. Amen. Fondata nel 1346, come tiene anche giustamente a dire; tant'è vero che, per il servizio di primo soccorso, alla Festa Rossa sembra appunto aver riservato una roulotte del XIV secolo o giù di lì, seppure in discretissime condizioni; all'improvviso, il Treggista Militante® si sente catapultato in uno di quei campeggi degli anni '60, pronto a vederla attaccata a una 850 beige munita di regolare famigliuola italiana del periodo, con i mutandoni ascellari del babbo, l'agghiacciante acconciatura a onda della mamma e i bambini lordi di Calippo Eldorado.


La realtà delle cose è, naturalmente, un po' diversa e serve a introdurci nel misterioso, e alquanto raro, mondo de' rimorchi e delle sue speciali targhette che avevano una numerazione tutta loro e che venivano apposte da qualche parte su detto rimorchio, dato che sul retro doveva essere riprodotta per legge la targa dell'automezzo trainante, producendo invariabilmente pastrocchi di targhe fatte col pennarello, con le lettere e i numeri adesivi, con cartonaccio ripreso da scatoloni, con ogni cosa che rendeva quella particolare targa un autentico capolavoro di art brut in nove casi su dieci.  La targhetta "Rimorchio" è, attualmente, diventata una delle rarità più ambite dal Treggista Militante® e dal Cacciatore di Targhe: eccovene una, la quale ci dice che no, non siamo nel 1346, ma in un ben più vicino e prosaico 1979.


Sorge a questo punto un dylemma con la musichina: attenersi all'ambiente, e proporre un classico del proletariato in marcia verso il sol dell'avvenir, o all'anno di fondazione della Misericordia di Lari rimorchiante, e proporre quindi un brano di musica medievale? Con tutto il rispetto per i compagni della provincia pisana, che ci mettono veramente l'anima, io scelgo il medioevo. Sono medievale inside, inutile negarlo; lo si era, forse, già capito.

venerdì 24 ottobre 2014

Un quarantotto del futuro



Vedendolo così, come lo ho preso da dietro, mi sembrava lì per lì che una specie di astronave fosse all'improvviso calata all'angolo tra il breve pezzo "cistranviano" di Via del Palazzo dei Diavoli e la terrificante, incasinatissima Piazza Batoni, al limitar dell'Isolotto. Anche senza avere ancora indagato bene, ho avuto subito l'impressione che il mezzo provenisse da quel periodo tra la fine della guerra e gli anni '50 in cui, con la fantascienza americana, gli ultracorpi baccellati, Ed Wood e i suoi dischi volanti e l'ossessione per il "futuro" (è interessantissimo andare a vedere com'era il futuro nel passato...), si sviluppavano linee -ad esempio per i veicoli- che parevano veramente di un altro pianeta. Splendide, va detto. Non aspettiamoci più il futuro, adesso; non va più di moda, e forse se lo è anche meritato. Per dare uno sguardo al futuro, quando c'era dopo la fine di una catastrofe senza pari, bisogna andare indietro di sessanta o settant'anni.


Così, sono stato ben lungi dallo stupirmi che la Moto Guzzi GTV 500 che avevo di fronte in quel puzzolente angolo di Firenze, con annesso sidecar che massimamente contribuisce alla sua futuribile astronavatura, risaliva al 1948 nonostante l'immatricolazione risalga al 1° aprile 1972. Altro che settantadue, anche senza il pataccone ASI si sarebbe capito al volo che, qui, gli anni '70 non c'entravano nulla. Un bel quarantotto nella città moderna "del futuro", e se il futuro è stato piazza Batoni ci sarebbe da riflettere non poco. 


A questo punto, però, non restava che guardarselo e fotografarlo, sempre nell'ottica del Treggista Militante® che sa bene di essere quasi sempre di fronte a dei momenti unici. Certo, gli capita spesso di rivedere automezzi già fotografati, ed è sempre un piacere; ma questa qui, eh, sarà difficile che la riveda in giro non frequentando i raduni. Nonostante la piazza Batoni di quella mattinata, non si va in giro tutti i giorni su un sidecar del 1948. Questo è un mezzo che può, da solo, costituire un buon pezzo di eredità per i successori del proprietario. Nel TB non si parla spesso del nudo valore economico di certi automezzi, ma è un aspetto che a volte va considerato; il Treggismo Militante® con la fotocamerina è roba da pòeri come me, il Treggismo vero e proprio è riservato ai ricchi. Ne conosco alcuni, che Iddio li abbia in gloria e li accolga nel suo garage. Poi certe volte capita, certo, che un miliardario o roba del genere abbia pure a transitare per piazza Batoni col culo sul futuro del quarantotto.


La foto sopra è paradigmatica. Dietro l'astronave discesa da un altro pianeta, la fila dei moderni scooter del cazzo, tutti uguali. Distinguereste un Kymco da un Piaggio qualsiasi, tutti col bauletto Gibi? Rischio di essere impietoso, lo so. Su quei motorini ci vanno magari i proletari a lavorare, e io sono di fronte al probabile balocco di un ricco. Ma non ci posso fare nulla, specie quando rimango a bocca aperta. Può darsi che, in fondo, in diverse cose io sia un conservatore. Del resto, sin dal primo giorno di questo blog, come recita l'intestazione, ho dichiarato di essere un "passatista automobilistico"; io, le macchine e le moto attuali, semplicemente non le considero. Non esistono. Stop. E vaffanculo alle centraline!


Belli 'sti due lati di strada invasi dal passato futuribile, no? Da un lato il quarantotto sidecarizzato, e dall'altro la Plog  ammarciapiedata. Poi siamo ripartiti tutti quanti, per chissà dove. L'attimo fuggente e il futuro che ci fa pensare di essere in un anno, il 2014, che non molto tempo fa era perfetto per ambientare viaggi interplanetari e nel quale saremmo tutti dovuti andare su meravigliose macchine volanti. Invece andiamo sulla Kia Sorento e sulla Smart munita di Facebook. Che culo!

La musica. Beh, in tutta quest'orgia di vecchio futuro che è stato questo post, occorre pur dire che ha avuto, nella testa del di me medesimo, una colonna sonora. Questa:


martedì 21 ottobre 2014

Il Parigino e l'Anarchia



Nella definizione di Treggismo Militante® che uso assai sovente, per non dire praticamente in ogni post, c'è sì una componente squisitamente riferita all'attività in sé, che ha tutti i cristi® della santa militanza, düra e püra. Però, sicuramente, c'è anche una componente assolutamente da prendersi nel senso più comune del termine, e che si riferisce specificamente al sottoscritto. Di Treggisti, Militanti o meno, non sono certamente (e fortunatamente) l'unico; ma penso, questo sì, di essere l'unico che fotografa le tregge in mezzo a manifestazioni di ogni genere, alcune delle quali non sono propriamente tranquille & pacifiche. Questa qua a Torino, lo scorso 10 maggio e del quale s'è già parlato, si è svolta però senza il minimo scontro; e ha riservato, durante lo svolgimento del corteo (assai lungo), la sorpresa di questa Lancia Beta Coupé "VolumeX" con targa parigina (75).


Beh, certamente l'amico e co-treggista Colonnello Kurtz, che a Parigi ci vive da anni, avrà molte più occasioni di me di fotografare tregge parigine; però non credo che gli sia mai capitato di chiapparne una (e non solo a lui) mentre sta sfilando uno spezzone Anarchico di un corteo, con tanto di vessilli rossi e neri e la A cerchiata. Rivendyco con forza la caratteristica che questo possa capitare soltanto a me, ebbene sì, e, e pensarci bene, il connubio tra Parigi e Anarchia è veramente ben azzeccato (anche se qui siamo a Torino, voglio ribardirlo).


Non son l'uno per cento ma, credetemi, esistono... accidenti, se esistono! E menomale, che esistono. Poiché di giri per le Questvre® ne ho fatti oramai troppi in vita mia, e mi sarei pure già divertito, interrompo qui il discorso; ma capirete bene che tengo molto a queste fotografie torinesi, scattate perdipiù in occasione di un corteo dove si manifestava in solidarietà a delle persone rinchiuse in galera. Sarà comunque bene che questo mio aspetto non sfugga mai a chiunque legga e frequenti il TB anche soltanto perché appassionato/a di vecchie automobili (e che è sempre e comunque il benvenuto).


Anarchia e Parigi. Vi sto per salutare con una canzone di uno che, a dire il vero, non era parigino; era, pensate un po', monegasco. Ma anarchico lo era di sicuro: Léo Ferré. Pensare a un anarchico del Principato di Monaco è, di per sé, uno sberleffo sublime; pensò bene di morire un quattordici di luglio, a Castellina in Chianti dove viveva da anni. La canzone è questa; il più bel plaidoyer contro la pena di morte che sia stato mai scritto, dove si dice che non c'è né Dio e né padrone: Ni Dieu, ni maître!

domenica 19 ottobre 2014

Salta un gatto nero



Il Treggismo Militante® comporta pur sempre qualche rischio; ad esempio, quello che la treggia si trovi bella parcheggiata sul lato sinistro del Viale Petrarca (una delle principali treggiaje fiorentine, peraltro) e il Treggista stia invece percorrendo il lato destro, diretto verso Porta Romana bèla. Bisogna quindi attraversare il viale, cosa che a certe ore può costare la vita visto che non ci sono strisce pedonali. Ma se non ci si piglia un po' di rischio per andare a fotografare una Lancia Beta immatricolata giusto quarant'anni fa, il 10 maggio 1974, mi dite cosa si vive a fare...?


L'attraversamento è andato bene; di sicuro, sennò, come dire, non ero qui a raccontarvi quel che è successo mentre io facevo clic, clic con la Fugina. Avendo infatti lasciato la macchina dall'altro lato del viale, munita delle Quattro Frecce del Treggista®  e coi finestrini aperti in questo ottobre dove, finalmente, sembra scoppiata l'estate che quest'anno non c'è praticamente stata, quando sono tornato ci ho trovato dentro un gattino nero che vi era allegramente saltato dentro.


Forse non avete nemmeno l'idea che cosa voglia dire ritrovarmi un gattino nero saltato dentro una data macchina. Sono gli spiriti diabolici dei miei gatti neri che mi vengono a trovare proprio mentre sto fotografando una macchina bianca. Mi vengono a trovare e mi dicono che ci sono sempre, che non se ne andranno mai via; e che le famose sette vite dei gatti si manifestano così. Chiunque ami i gatti lo sa; ma lo scrivo per chi non ci abbia troppa dimestichezza.


Néstor Lunar.

Redelnoir.

Questo gattino nero qua, no, non l'ho potuto tenere. Ci sarebbe anche venuto con me, chissà. Saltato in macchina, magari faceva parte di quella genìa di gatti neri automobilistici, piccolo treggista miagolante che ne avrebbe combinate chissà quante. Ma aveva il suo cortile e il suo mondo, dove l'ho riportato. E magari anche qualcheduno che ci avrebbe sofferto, e parecchio, non vedendolo più. E così, resta quel salto nella macchina mentre fotografavo la Beta bianca. Dedichiamogli allora il vecchio Aristide Bruant, una canzone del 1884 interpretata qui da Jean-Roger Caussimon. Miao.

sabato 18 ottobre 2014

Ode al deflettore



Dal suo Autolesionistяa, che sarebbe un "tumblr blog" o come diavolo si chiama, il blogger richiede il mio intervento a proposito di un argomento treggistico che mi sta parecchio a cuore quore: il deflettore (la bella foto è tratta proprio dal "tumblr blog" in questione). In effetti, con il suo post testè lincato (voce del verbo lincare: io linco, tu linchi, egli linca), il blogger rivela un animo treggistico assolutamente compiuto, arrivando persino ad evocare la 128 del nonno. E' per questo che, prima di proseguire, gli dedico con partecipazione (al posto della foto presa da Wikipedia e con la perniciosa targa oscurata), un'autentica 128 ripresa da questo blog e trovata, a suo tempo, a poche centinaia di metri da casa mia all'Isola d'Elba, località Prà d'Arighetto, in carne, ossa, maniglie, calandra e targa come si deve :





Effettuato questo doveroso omaggio al nonno del blogger, passo a quanto mi è stato richiesto. Si tratta nientemeno che di una ode al deflettore, nella quale, invero, anche il blogger stesso si era cimentato -secondo me con ottima vena. Avrebbe dovuto proseguire, a mio parere. Però, come non ottemperare ad una rìchiesta del genere? Pòle un Treggista Militante® esimersi da un'invocazione come questa? No, non pòle. Ecco dunque quanto ho composto, con un saluto caloroso al blogger e, naturalmente, anche a suo nonno.

ODE AL DEFLETTORE

Quel refolo soave che incantava
quando, sull'Ottocencinquanta
del babbo per le strade si filava
sul finir de' ruggenti anni sessanta;
sovente si guastava la maniglia
del finestrin vigliacco e traditore;
e allora si capiva a meraviglia
quant'era benedetto il deflettore.
Con il suo snodo ed il suo pulsantino
si rimetteva l'aere a circolare
nella vettura, e un zèfiro argentino
tinniva e si poteva respirare;
niuna vettura, deh!, ne era priva,
la magica levetta era di regola
e, putacaso, dessa non s'apriva
piombàvati sul capo dura tegola:
“Fedora, forza, apri il deflettore!”
“Armido, 'un s'apre! E gli è un vero guajo!”
“Ahinoi! Ci tocca stare per du' ore
Col finestrino aperto di gennajo!”
Allor magicamente si sbloccava,
Il giubilo inondava la vettura;
Piacevol brezza tosto ritornava,
Scampata era sì quella iattura.
Ora, con le moderne, tristi e rie
vetture con total finestratura
rimpiangi i tempi fausti delle zie
andando in 500 alla ventura;
pigiati dentro, sì, come sardine
ma ben aerati e lieti dentr' al core!
Ad ogni ora, sere e poi mattine
muniti dell'amico deflettore.
Oh, tempi andati! Senza centraline,
senza il navigator, ché mi distraggo;
senza compiùter che fa le vocine,
senza li bocchettoni e né l'airbaggo.
O gioventude mia! Neopatentato,
nell'impeto possente dell'amore,
gridai sovente alquanto disperato:
“Cesira, non hai chiuso il deflettore!”
E lei: “Sennò si soffoca, tesoro!”
“Sì, ma ci senton fino da Bologna!”
Ella indi esclamossi con decoro:
“Pasquale avea di te meno vergogna!”